Beatrice Cenci

Beatrice Cenci - erCantastorie

Beatrice Cenci, dai, ‘sto nome l’avrete già sentito!

La povera Beatrice era figlia di Francesco Cenci, discendente di una gens romana piuttosto celebre. Uomo rissoso, famoso per le sue scorribande, collezionò non poche condanne, scampate grazie al patrimonio familiare. Padre dispotico e marito infedele, si dice che avesse persino ucciso la prima moglie per poi sposarsi con la bella Lucrezia Petroni.

Il fattaccio di cui vi vado a parlare avvenne successivamente a questo matrimonio, precisamente nel 1597, quando Francesco, per fuggire alle tante accuse pendenti sulla sua testa, si ritirò nel palazzo di famiglia a Petrella Salto, dove costrinse a vivere la figlia minore Beatrice e la seconda moglie come prigioniere, vittime delle sue angherie.

Fu allora che le due, stremate dai continui atti di violenza, si coalizzarono per uccidere Francesco. Si accordarono, allora, con i fratelli di Beatrice, Giacomo e Bernando, insieme con altri due aiutanti. Dopo diversi tentativi non andati a buon fine, riuscirono ad ammazzare il despota nel sonno, dopo averlo drogato con dell’oppio, trafiggendogli la gola, l’unico punto debole dell’uomo. Egli, infatti, proprio per paura che qualcuno attentasse alla sua vita, usava indossare una maglia d’acciaio. Per sviare eventuali indagini, buttarono il cadavere da una balaustra, cercando di far sembrare le ferite opera dei rami sottostanti. Questi espedienti, tuttavia, non ingannarono le autorità e, dopo un primo periodo di ritrovata serenità, Beatrice venne imprigionata e condannata a morte, insieme agli altri cospiratori. L’esecuzione avvenne l’11 settembre 1599, nella piazza prospiciente Castel Sant’Angelo. La prima a venire giustiziata fu Lucrezia, in seguito toccò a Beatrice. Quest’ultima fu accolta da grida e tumulti da parte del popolo romano, vedendola quasi come un’eroina per aver messo fine alla vita di un signore tanto crudele.

Le sue spoglie furono, allora, raccolte e deposte nella chiesa di San Pietro in Montorio, sul colle Gianicolo. La testa venne appoggiata su un vassoio d’argento, dove rimase fino al 1798, quando dei soldati francesi, durante l’occupazione, profanarono la tomba rubando il vassoio e utilizzando il teschio come pallone.

Leggenda narra che la si possa incontrare nella notte dell’anniversario dell’esecuzione su Ponte Sant’Angelo. La nostra passeggerebbe malinconicamente tenendo ben stretta la propria testa. Non si sa mai, dovessero scambiarla per un Supersantos!

Lo spettro di babbo Francesco, invece, girerebbe col suo cavallo indemoniato attorno alla dimora di famiglia posta sul monte Cenci, tra il ghetto e il lungotevere. Il defunto cercherebbe in ogni modo di rientrare nella magione, ma gli spiriti degli avi glielo impedirebbero, essendosi egli macchiato di atti disdicevoli. Quando la damnatio memoriae da sola non basta…

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